La gente del vino, Fornovo 2015 e altre considerazioni

In questi giorni ho più volte rimandato il commento dell’evento che apre la stagione delle rassegne enoiche, il mio pensiero cercava di ritrovare la gioia condivisa, a Fornovo, tra estranei come fosse un antidoto  capace di scacciare la disumanità di questi giorni.

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La gente del vino ( vero, artigianale ) è per  me la ” mejo gioventù ” dell’umanità e lasciatemi esagerare nel dire che chi vive in simbiosi con le proprie viti ama troppo la vita per perdere tempo a non viverla. Vini di Vignaioli a Fornovo è stato anche in questa edizione un informale momento comunitario, visitatore e produttore non si distinguevano perchè erano le due facce della stessa medaglia. Edizione che è stata deliziata da un cielo azzurro ed un lunedì da record  per le presenze registrate.

Tra un saluto e l’altro ai tanti amici ecco alcuni calici , al solito nessuna lista di migliori o meno ma solo alcune emozioni nel calice :

Bianco debuttante , garganega in purezza senza null’altro che uva e tanta passione nel calice di ——- a questo punto di solito ogni bravo wine blogger continuerebbe l’articolo elencando le sue degustazioni ma ereticamente ho deciso di ” jazzare ” la mia scrittura , prendendo spunto proprio dalla bella ed utile fiera di Fornovo.

In questi ultimi mesi cresce la schiera di coloro che, maestri di pensiero e massoni delle varie alte accademie del vino, attaccano in vari contesti il crescente numero di fiere, rassegne ed eventi enoici. Alcuni esprimono il loro scetticismo attraverso blog nazionali , altri sulla carta stampata e se si tratta di vini artigianali naturali si arriva all’accanimento mediatico. Le critiche maggiori sono rivolte al numero eccessivo di eventi fiere ed al fatto che in alcune di esse  si abbini la scarsa qualità dei vini proposti ad una presenza eccessiva di visitatori ” ignoranti” .

Il tentativo di costruire una percezione coatta nel lettore, sensibile ed appassionato, è evidente. Potrebbe essere casuale ma ritengo che via sia del dolo. Troppi, tra coloro che esprimono l’inutilità di avere numerosi eventi , vivono evidenti conflitti di interesse di varia natura.

Le rassegne sono ed appartengono a chi le vive , Vini di Vignaioli è forse paradigmatica fin dal suo nome, chi fa il vino lo può , oltre che raccontare, condividere e lo fa in modo popolare ( non è una bestemmia il pop ) perché non pone nessuna esclusività se non la voglia di riempire il calice. Gli eventi servono per fare cultura, per consentire anche ai piccoli vignaioli di far apprezzare il prodotto della loro fatica e cosa non secondaria a vendere i loro vini. La qualità è spesso altissima e cosa più importante è la varietà di tipologie di vino, vinificazioni e di uve autoctone presenti.

Ovvio che non tutti i vini sono ottimi ma perché nelle ovattate degustazioni tra professori e master de noartri i vini degustati sono sempre magnifici o talvolta si tace sulla reale qualità per non scontentare chi ha offerto la prebenda. Il problema , a mio avviso , non sono le troppe rassegne ( basterebbe al limite organizzare bene i calendari ), alcune zone del paese sono ancora troppo scoperte da questi eventi, il vero problema sono i troppi esperti professionisti che disquisiscono di vino, compilano guide e beveno a sbaffo senza aver mai messo mano in vigna o cantina – sto generalizzando e non è mai bene farlo – stesso problema che assilla il mondo della gastronomia dove sempre più spesso i ristoratori prendono a pedate certi ” maestri di pensiero ” …

Viva le fiere del vino indipendenti e una dedica canora per chiudere in allegria,

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