Il signor Garganuda plus DOC

La prima intervista che inaugurò una serie dedicata ai vignaioli artigiani, in un certo senso eretici,  era dedicata ad Andrea Fiorini Carbognin. L’idea era quella di mettere al centro di queste “chiacchierate” non le bottiglie ma l’uomo che artigianalmente le produce e lasciarlo esprimere. AFC ( Andrea Fiorini Carbognin ), un vero garagiste debuttante, ha fatto in poco più di  due anni grandi cose e ha dimostrato come  un vino al naturale ( in conversione biodinamica ) può ottenere la DOC in un distretto rilevante ed enopoliticamente conservatore come quello di Soave. Il post, oltre a quanto scritto sopra, desidera segnalare come la parola  Soave (finalmente) possa cominciare ad apparire su etichette di bottiglie vive e al naturale.

L’Eretico ci aveva visto giusto ( grazie anche alla smisurata passione per la nobiltà bianca italiana di cui il Soave e le sue uve garganella ne fanno parte a pieno titolo ), lasciamo la parola ad AFC :

Sono passati poco più di due anni da quando l’Eretico, credendo fortemente nel mio progetto, mi intervistò sulla mia “idea di vino” ( allora  solo dentro ad una vasca inox ), fra mille peripezie oggi è una realtà apprezzata nel variegato panorama del vino “naturale.23592433_1786668288292618_7229943315577904015_o

quanto è stato importante per te il riconoscimento dell’identità territoriale nei tuoi vini? Come dissi al tempo volevo fortemente che Garganuda si vestisse anche di quella DOC (Soave) poco conosciuta negli ambienti “natural”. Ho sempre creduto nel mio territorio per la multivarietà del sottosuolo che abbinata alla versatilità della Garganega, nel tempo, può dare alla luce vini di grande “energia vitale” ed “eleganza eterea”, quello stesso tipo di eleganza che ancor’oggi ricerco nel bere ma che raramente trovo.

fortuna del principiante o capacità di rispettare la terra ed i suoi frutti? La prima annata (calda) è stata fortunata ed è andata molto bene,  i bevitori del mio bianco hanno apprezzato a tal punto da mandare Garganuda in sold out dopo solo un mese dall’uscita.
Nella seconda annata si è rafforzato il gradimento supportato da una maggiore complessità del vino , l’uva sta reagendo in positivo alla totale conversione biodinamica e finalmente libero dal mio lavoro di sbirro sto ultimando questa delicata transizione nei vigneti di famiglia.

la prossima annata in uscita? L’estate scorsa  ho preso la mia prima “burrasca” d’agosto, il raccolto è stato salvato anticipando la vendemmia e raccogliendo il giorno successivo la grandine.  il vino (attualmente in vetroresina senza solforosa aggiunta) è debole a livello strutturale ma impenna sulla verticalità ed avendo altra uva (biodinamica e destinata  ad una seconda versione di Garganuda ) ho deciso di effettuare un lavoro di blending con l’uva grandinata ma senza marciscenza (sulla mia pagina c’è il report fotografico) ed il vino dovrebbe uscire a giugno.

profeta in patria o eretico ? La cosa che mi ha fatto riflettere maggiormente in questi tre anni è stato il positivo riscontro dei consumatori internazionali ( mensilmente  ho  richieste dal Giappone e dal resto del mondo che sfortunatamente non posso accogliere per il numero limitato di bottiglie prodotte), non è azzardato pensare che il gusto di questi consumatori non è appesantito da pregiudizi che ritrovo in casa. Il consorzio del Soave, che marchia circa 50 milioni di bottiglie annue, mi guarda ancora come “fenomeno da studiare”, mi invitano ogni anno alla loro kermesse, denominata Soave Versus e al mio banchetto mi sento ripetere per tutta la durata della fiera frasi del tipo:
“Il tuo vino è strano  – Il tuo vino è diverso – perché il tuo vino non ha un colore brillante? Il tuo vino è interessante, ma non so se mi piace – ma è Soave questo?”

Andrea è Soave o non lo è ? Quest’ultima domanda mi fa sorridere, io per fare (per l’appunto) il Soave, uso uve biodinamiche a basse rese, in una parcella nella DOC stessa, fermento spontanemente (se la memoria non mi tradisce il vino è nato così), non stabilizzo, non filtro e cerco di stare sempre attorno ai 40 mgL di solforosa. Non è Soave questo? E’ Soave tanto quanto chi per scelta usa tecniche di “ingegneria enologica” in cantina e ancor’oggi si ostina a usare la chimica di sintesi nei vigneti. Io vado avanti per la mia strada confortato dalla bellezza della mia vigna e dal gradimento di chi beve il mio vino.

novità nel prossimo futuro? Ho molte cose che mi frullano in testa per il futuro, soprattutto quello di avere qualche bottiglia in più da immettere nel mercato, ma la difficoltà di trovare terreni in affitto nelle mie zone è molto grande.
Oltre all’allargamento di Garganuda Soave, sto guardando al panorama Veronese, la mia città e magari chissà…. arriverà presto una bella sorpresa…
State sintonizzati sui miei canali

P.S. tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’aiuto del mio amico fraterno  Stefano Menti, saggio mentore nel percorso tortuoso del vino e dall’indomita esperienza vulcanica trasmessa da Raffaele Bonivento .

http://www.garganuda.com

fb Garganuda Wines

TRONCHES DE VIN , le belle facce del vino

Tradurre da una lingua non propria è un gioco che non sempre porta a segnare  il punto,in questo caso  le facce belle del vino ( tronches de vin, espressione informale scelta dagli autori ) sono quelle dei tanti vignaioli artigiani in giro per  il mondo. Tronches de Vin e il suo numero TdV 2 sono, nella loro semplicità, uno strumento prezioso per l’appassionato consumatore  di vino al naturale , artigianale , eretico ed indipendente.

Due volumi che sono una rassegna, più che una guida, una sequenza non elitaria, sincera di centinaia di produttori vitivinicoli SDF , sans définition fixe, naturali,indipendenti rispettosi dell’ambiente, organici, biodinamici, eretici, artigianisti ( Nossiter ), certamente  non convenzionali o sotto i riflettori dei mass media generalisti. La gran parte  dei produttori presentati è francese, proveniente da  tutte  le zone vitivinicole del paese, nomi noti ed assolutamente indie per l’appassionato bevitore italiano che troverà  interessante ( il mio francese è metaforicamente astemio per non dire nullo ) la lettura in francese di questi due  volumi.

L’idea nasce da un editore ” tronche du vin” , Jean Paul Rocher , purtroppo scomparso prima di veder realizzato questo progetto e vede luce nella casa editoriale Les Éditions de l’Épure. Il progetto non convenzionale di mettere  insieme sei enoblogger  indipendenti, lasciando loro carta bianca, ha prodotto questi due  volumi dove gli autori sono un collettivo, gli artigiani della parola raccontano gli artigiani della vigna. Le prefazioni dei  due volumi sono di Alice Feiring e di Jonathan Nossiter.

Tra gli autori di questi due  volumi desidero segnalare Antonin Iommi-Amunategui, molto attivo enoculturalmente, eretico autore, sempre presso lo stesso editore, di un manifesto contro culturale del vino naturale e promotore di eventi rassegna francesi.

Informazioni

autori : Olivier Grosjean, Eva Robineau, Philippe Rapiteau, Patrick Bottcher, Guillaume Nicolas Brion e Antonin Iommi-Amunategui   http://blogs.rue89.nouvelobs.com/no-wine-is-innocent

Les Éditions de l’Épure allient l’art culinaire, l’art du livre et la littérature depuis 1991. Meilleur éditeur au Gourmand World Cookbook Awards 2008 http://www.epure-editions.com

 

il vino vivo in scena a Milano. LIVE WINE 2017

Live Wine, Salone Internazionale del Vino Artigianale. Milano 6 marzo 2016.

Il vino artigianale, al naturale, è sempre  più un riferimento per coloro che  cercano e bevono il vino . Il vino è un alimento, se la sua produzione è in armonia  con  la tradizione e l’artigianalità ,non prescindendo da una vinificazione al naturale , sarà vivo.  Viva il Vino  Vivo!

Live Wine è  il salone  del vino vivo e artigianale più importante  di Milano ed  è arrivato alla sua terza edizione, in collaborazione con Vini  di Vignaioli, sta divenendo un appuntamento imperdibile per  gli appassionati e  gli operatori di settore.

Oltre cento produttori da tutta Italia e dall’estero
vengono a far conoscere i loro vini, un salone-mercato rivolto sia al grande pubblico
che ai professionisti in una delle più belle location milanesi, il Palazzo del Ghiaccio in via Piranesi 14.

 

Sabato 18 febbraio
dalle ore 10.00 alle ore 20.00 (chiusura ingresso ore 19.00)

Domenica 19 febbraio
dalle ore 10.00 alle ore 19.00 (chiusura ingresso ore 18.00)
Nel pomeriggio di domenica (dalle ore 14.00 alle ore 18.00) i genitori che verranno con bambini potranno lasciarli nella speciale Area Bambini in compagnia di un’animatrice esperta.
La capienza massima della Area è di 20 bambini contemporaneamente.

BIGLIETTI D’INGRESSO

€ 16,50 singolo giornaliero in prevendita online fino al 5 febberaio 2017
€ 20,00 singolo giornalieroacquistato in fiera
Nel costo del biglietto è incluso il calice di degustazione, il catalogo degli espositori e il diritto a degustare tutti i vini presentati.
Soci AIS
€ 13,50 singolo giornaliero in prevendita online fino al 5 febberaio 2017
€ 16,00 singolo giornaliero acquistato in fiera presentando la tessera associativa AIS
Nel costo del biglietto è incluso il calice di degustazione, il catalogo degli espositori e il diritto a degustare tutti i vini presentati.
Trade-Operatori Horeca
Visitare la sezione dedicata
Informazioni
info@livewine.it

“La Terra Trema” alla doppia cifra. X edizione, Milano il 25, 26 e 27 novembre 2016

Un grande traguardo quello della decima edizione, una fiera enogastronomica  realmente indie, la campagna entra  nella città dell’industria e fa festa.

laterratrema2016_rocco-1“LA TERRA TREMA torna a Milano, per la sua decima edizione al Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito.
Dodici anni sono passati dalla prima edizione, ospitata allora in una cittadina nella provincia agricola a sud di Milano, una manciata di chilometri oggi che allora sembrava un abisso.
Eravamo al Circolone, circolo di contadini e di variegata popolazione. Abbiategrasso tra i due Parchi, la produzione locale, le piccole storie di agricoltura e viticoltura erano narrazioni ancora lontane per tanti. Oggi sono un patrimonio comune, un tesoro aperto a cui attingere.
Eravamo a Milano, Verona, Brescia, Roma, Bologna, Critical Wine superava nel bene e nel male la sua soglia.
Quello che è successo in questi anni è nella vostra e nella nostra memoria, nelle pagine di un sito, carico di narrazioni come asino da soma, è nei vissuti di ognuno, nelle economie di tanti, nella storia di una città come Milano, che ha vissuto anch’essa con noi mutamenti radicali, negli addii e negli arrivederci che si sono susseguiti, nelle strade giuste, nei percorsi abbandonati, in quelli mai mollati.
Stiamo celebrando questo lungo decennio lavorando ad una edizione che sarà festa carica di novità e solida sulle sue certezze.
Stiamo celebrando questo lungo decennio percorrendo le strade di un progetto nuovo, L’Almanacco de La Terra Trema. Un progetto che chiediamo sia sostenuto, seguito, partecipato e vissuto.”

Leoncavallo spazio pubblico autogestito, via Watteau 7, Milano (zona Greco).

La Terra Trema
info@laterratrema.org
http://www.laterratrema.org

 

XV edizione di Vini di Vignaioli , Fornovo di Taro

imageOttobre è da sempre un mese, per i vignaioli, critico sia in positivo che  in negativo. Il ciclo enoico di un intero anno in questi giorni si compie, tempo di  vendemmie e di vinificazioni, tempo di notti in bianco, di attese , di sudore e ci si augura di gioiose aspettative. Ottobre 2016 aprirà anche la stagione delle rassegne che contano e “Fornovo” ( come tutti gli appassionati chiamano Vini di Vignaioli ) negli anni si è senza dubbio conquistata un posto d’onore , un riferimento per chi ama sinceramente il vino vero.

La rassegna è arrivata alla sua XV edizione grazie anche alla passione di Marie Christine Marzani, regista non solitaria di questo evento , una rassegna che è anche mercato. Lo spirito che disegna la due giorni di Fornovo è quello della condivisione, una festa in cui vignaiolo ed appassionato giocano alla pari scambiandosi reciproche emozioni.

Un invito ad andare per conoscere e portare  a casa non solo la bottiglia del cuore ma anche la stretta di mano di chi vive per la nostra passione. Domenica 30 ottobre, all’interno della rassegna, Jonathan Nossiter presenterà il suo libro “Insurrezione culturale” (Derive Approdi 2016), accompagnandolo con la proiezione del suo documentario “Desistenza a Milano, libro che l’Eretico sta finendo di leggere e di cui presto scriverà.

Vini di Vignaioli

 30 e 31 ottobre 2016  Foro 2000, via G. di Vittorio, Fornovo di Taro, Parma

http://www.vinidivignaioli.com/it

 

L’Emilia arancione,orange wines in Val Trebbia e Val d’Arda

l'eretico enoico

L’Emilia spesso è “la rossa” ,tralasciando la politica e le sinuose rosse emiliane(appaiono in sogno dentro un calice di Lambrusco),negli ultimi anni è  sempre piu’ Emilia l’arancione .Un territorio vitivinicolo, quello emiliano,che nulla ha a che vedere con i confini amministrativi condivisi con la Romagna,vini che sempre piu’ spesso rappresentano quanto di meglio gli orange possano esprimere.Orange,riferito al vino,fu usato ufficialmente per la prima volta nel 2004 dal commerciante britannico David Harvey nel tentativo di assegnare un colore ad una categoria di vini(piu’ antica di secoli)che non poteva essere inserita nelle altre tre convenzionalmente identificate.Questa tipologia di vini detta anche,erroneamente,macerati bianchi(non tutti i bianchi che hanno fatto macerazione sulle bucce sono arancioni)esiste dagli albori della vinificazione.Isabelle Legeron(MW)ci suggerisce che osservando i tanti dipinti dei secoli scorsi,in cui appare un calice,il vino è arancione,non per la patina  del tempo sulla tela ma perchè il vino”bianco”spesso era ottenuto da…

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Poggio Concezione, la toscana bianca di Susanna Patalacci

Un angolo di Toscana maremmana , quello del comune di Pitigliano, offre un terroir sostanzialmente incontaminato. L’azienda Poggio Concezione conduce le vigne in biodinamica ed in questo è aiutata da una natura circostante con una flora spontanea, tipica mediterranea, ancora ricca e variegata, all’interno della zona protetta “Alto corso del fiume Fiora”, in uno scrigno naturale, protetto dai boschi circostanti. In questa armonia e con un terreno di origine vulcanica dalla tessitura limo-sabbiosa poggiata su masso di roccia tufacea, nascono i vini di Susanna.

Due bianchi che fanno dell’eleganza, complessa ed armonica, la loro cifra. Brillèro e Serment interpretano in modo adeguato la tipicità delle uve autoctone, ottenute da antiche vigne, infischiandosene delle “francesi” necessarie al conseguimento della doc bianco di Pitigliano.

Entrambi questi due bianchi sono figli dell’acciaio, Serment ( trebbiano toscano 80%, malvasia bianca toscana e vermentino ) già dal colore di un giallo oro intenso a tratti ambrato, si presenta come un thoroughbred bianco, il legno non c’è ma il tempo e una sapiente vinificazione, nel rispetto del frutto, emozionano la vista.
Il vulcano arriva immediato e lascia il posto ad una raffinata nota floreale vegetale, sensazioni di frutta gialla che poi in bocca ritrovano una gran carica minerale ed una freschezza da Loira, sapido e armonico (Susanna sa attendere il suo tempo prima di proporlo al consumatore), persistente e senza ostentare la sua eleganza vi accompagnerà sulla via del ritorno.

Brillèro ( trebbiano toscano 80%, ansonica, verdello e malvasia bianca toscana) non è il fratello minore ma un puledro che corre veloce, fresco e sapido come si conviene a chi nasce dal sole e dal vulcano. Il suo finale è tipicamente ammandorlato e ci svela che correrà per molti anni ancora. Sono due bianchi che non dovrebbero essere ” incontrati” in una rassegna affollata…una coppia alla “The Persuaders”.

Due chiacchiere con Susanna Patalacci :

perché hai deciso di “fare vino”? Ho deciso di fare vino per proseguire la tradizione di mio nonno e perché il primo Brillèro, il 2004, era venuto così buono che ho deciso di continuare.

quante bottiglie mediamente produce la tua azienda e da quante vendemmie firmi tu l’annata ? Poggio Concezione, la piccola azienda di famiglia, produce mediamente 10.000 bottiglie/anno perché si produce solo e unicamente con le uve aziendali coltivate col metodo biologico-biodinamico. Quindi la variabilità è dovuta ai fattori climatici. Poggio Concezione produce integralmente i propri vini dal 2010, anno in cui è entrata in funzione la cantina aziendale.

come descriveresti ad un consumatore non esperto il tuo concetto di ” vino naturale” ? Il vino naturale è un vino prodotto dal frutto di vigne allevate nel rispetto dell’ambiente, e delle persone che vi lavorano. Quindi senza fare uso di concimi chimici né di pesticidi. A Poggio Concezione si usano i preparati biodinamici, il sovescio e, per i trattamenti fitosanitari, solo rame e zolfo di miniera. In cantina la fermentazione è spontanea utilizzando solo i lieviti naturali. Nessun additivo, coadiuvante o filtrante viene usato. Il vino deve trovare col tempo e con l’affinamento il suo equilibrio, la sua stabilità e la sua limpidezza. E’ ormai provato dalla ricerca che l’alcol nei vini così prodotti ha effetti meno importanti sull’organismo umano. Cioè a dire, sempre tenendo presente che si tratta di una bevanda alcolica e che si deve bere con moderazione, che se può bere di più.

entrando nello specifico della vinificazione , la fermentazione alcolica nella produzione dei tuoi vini che tipo di metodo adotta e quali sono le tue idee relativamente al concetto di spontaneità e naturalezza in questa fase ? La fermentazione alcolica, fase tumultuosa, parte spontaneamente quando i lieviti “mangiano” lo zucchero convertendolo in alcol e, allo stesso modo, quando lo zucchero è finito l’acido malico viene convertito in lattico. Questo tipo di fermentazione, tipica dei vini rossi, io la lascio sviluppare anche per i miei vini bianchi che ne acquistano in struttura e predisposizione all’invecchiamento.
quanto e come nelle tue decisioni ,durante la vinificazione ,influisce il supporto delle analisi di laboratorio e quanto il tuo istinto ed artigianalità ? Le analisi sul vino si fanno per verificare quanto zucchero residuo è rimasto e capire se i lieviti stanno lavorando, a quale velocità e quanto ancora dovranno lavorare. Anche solo aprire le finestre può fare la differenza nel procurare sbalzi di temperatura, e stress, ai lieviti. Ma che i lieviti stanno lavorando si sente anche accostando il bicchiere all’orecchio. Se c’è sofferenza nei lieviti si sente dall’odore, e.senza aspettare le analisi, si interviene magari con un travaso o modificando la temperatura ambientale. Senza farsi idee strane: si può usare acqua per bagnare un tino e raffreddarlo, aprire le finestre di notte ecc. ecc.. cose semplici, insomma.
solfiti si, quando e quanto e aggiungerei perché ? I solfiti vanno usati con parsimonia perché il loro accumulo nell’organismo umano è nocivo. Quindi, prima di partire lancia in resta e demonizzare quelli del vino sarebbe opportune verificare quanti sono presenti in tutti gli altri alimenti confezionati. Tenendo presente che, per esempio, nella frutta secca ce n’è un quantitativo dieci volte superiore al massimo consentito per un vino convenzionale.
Detto questo, io ne uso 2 mg/q nel mosto e 2mg/hl nei travasi.

il metodo di affinamento che in questo periodo rappresenta ,nella tua cantina , una nuova sfida? Il metodo di affinamento non è una sfida: è semplicemente necessario per ottenere un vino stabile, limpido, armonico soprattutto con le uve aziendali che necessitano di tempo. Faccio notare che l’utilizzo di vitigni selezionati, lieviti selezionati, chiarifiche e filtrazioni consentono di ottenere un vino pronto in pochi mesi e a costi sicuramente minori.

la tua bottiglia più iconografica, annata e tipologia ?
Io ho due bottiglie cui tengo particolarmente: il Brillèro 2004 perché è stato il primo in assoluto. E il Serment 2010 perché è stata una grande sorpresa con la nuova cantina che ci ha permesso di separare i cru dopo il recupero della vigna del 1975, acquisita nel 2007.

progetti futuri ? Mi piacerebbe fare un censimento ampelografico e la riproduzione massale dei vecchi ceppi ricreando un nuovo vigneto. Ma è un lavoro troppo grosso per Poggio Concezione, si potrebbe fare solo con l’aiuto di un’Istituzione universitaria…riuscire a comunicare veramente e magari offrire qualche strumento identificativo sui vini “naturali”, “etici”, insomma quelli “sani”, fatti bene e con passione! Magari organizzando mini-corsi di avvicinamento al buon vino…

POGGIO CONCEZIONE
S.A. Poggio Concezione Società agricola Biologica a r. l.        info@poggioconcezione.it

S. R. 74 Maremmana Ovest km. 44,045 Località La Fiora-Corano
58017 – Pitigliano (GR)
Telefono: 0564 617001
Telefono cantina: 0564 616953

Il volo del calabrone e “l’unione civile” con il Saccharomyces

Ironizzando su ciò che un ministro della repubblica ha definito non naturale, da buon eretico, vorrei sottolineare quanto alcune unioni siano ben riuscite e parte dell’equilibrio naturale. L’uomo è spesso, con la sua evoluzione scientifica,  l’elemento di ” non naturalità ” in un sistema di collaborazioni naturali tra specie viventi molto diverse. Una “unione civile” nel mondo naturale ci assicura, probabilmente da millenni, la sopravvivenza di alcuni lieviti determinanti per la fermentazione alcolica del nostro amato nettare…image

Questa unione ovviamente vede coinvolto anche l’uomo, non affronterò qui la versione umana dei lieviti industriali, la nostra non è l’unica specie in grado di fruire della grande famiglia dei lieviti. I microrganismi responsabili, in diversi momenti, della fermentazione alcolica sono detti da coloro (Rytas Vilgalys, Duke University) che li hanno  studiati ” la sporca dozzina “, il protagonista è certamente l’ascomiceto Saccharomyces cerevisiae. Questa grande famiglia di microrganismi è naturalmente presente nell’aria ricoprendo anche gli acini e spesso usa, un pò come il polline, dei vettori animali per viaggiare. Il  Saccharomyces cerevisiae ogni stagione colonizza ex novo i grappoli ma poi non supera in vita l’inverno … (questa è la parte essenziale for those about natural wines) ed è a questo punto che “l’unione civile”,  scoperta in Italia da Duccio Cavalieri ed i suoi colleghi, tra i microrganismi e un calabrone diventa cruciale per le sorti  del  nostro  amato vino naturale.

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Cavalieri ha scoperto che lo stomaco del calabrone (vespa crabro) è abitato da diversi lieviti ma uno solo vi risiede perennemente ed in tutti i campioni osservati, il Saccharomyces cerevisiae. Si è dimostrato che si tratta di una relazione duratura al punto che queste colonie di lievito vengono trasmesse di generazione in generazione, il calabrone nutre le larve e facendolo con il cibo trasmette il lievito.

Questa piccola storia non vuole essere  un trattato scientifico esaustivo , i lieviti della “sporca dozzina” ovviamente possono essere presenti anche negli ambienti dove si vinifica ma è fondamentale capire e trasmettere all’appassionato meno interessato a questi dettagli che proprio quei lieviti presenti sull’acino ci regaleranno gran parte  dell’autenticità di un vino naturale. I lieviti scinderanno, per mezzo della fermentazione alcolica, i terpeni (semplificando, biomolecole aromatiche) dalle molecole di zuccheri a cui sono legati e doneranno insieme a questi ultimi la maggior parte della complessità olfattiva di un vino.

Rispettare la natura sia in vigna che nel processo di vinificazione  non  è un mero esercizio  enoiconanistico, non lo è per coloro che sono interessati al vino nella sua unica veste originale. Recentemente, da  questo blog, Montes ha lanciato la proposta di condividere un disciplinare del vino naturale e non a caso al punto 2 si evindenziava l’impotanza di ottenere vino unicamente da fermentazioni spontanee (senza lieviti o batteri aggiunti). Questa “unione civile”( passatemi il gioco) va difesa più che mai per poter mantenere il nostro ecosistema in equilibrio, il vignaiolo non dovrebbe essere in alcun modo elemento di criticità ma al contrario artigiano in armonia. Il terroir è esattamente questa complessa armonia tra elementi viventi ed ambiente.

bibliografia:

Tiedje, J.M. 20 years since Dunedin: the past and future of microbial ecology

Duccio Cavalieri (DC, http://www.duccioknights.org)

Rytas J. Vilgalys, Professor of Biology  http://www.biology.duke.edu/fungi/mycolab/